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Masaccio "Tributo" 1425 - Cappella Brancacci Firenze |
Il Vangelo
di Matteo ci parla dei sentimenti con cui Gesù si avvicina alla sua ora.
“Il primo
giorno degli Azzimi i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove
vuoi che prepariamo per te perché tu possa magiare la Pasqua?”. Ed egli
rispose: “Andate in città da un tale e ditegli il maestro ti manda a dire: il
mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli” (Mt 26,17-18).
Gesù è cosciente della sua ora, ma anche della dispersione e del turbamento che toccherà ai discepoli, quindi anche delle situazioni che possono toccare il nostro cuore.
Gesù è cosciente della sua ora, ma anche della dispersione e del turbamento che toccherà ai discepoli, quindi anche delle situazioni che possono toccare il nostro cuore.
Gesù dice
preparate la stanza nuziale, dell’incontro intimo, la stanza del Cantico dei
Cantici dello sposo con la sposa. Preparate il vostro cuore…
Mettiamoci
nei sentimenti di una sposa che sta preparando attentamente il giorno delle sue
nozze: quanta gioia, ma anche quanta trepidazione e confusione nell’animo…
Anche tu,
nella grande dispersione o nella agitazione di certi preparativi, devi sentire
il Signore che dice: “Farò la Pasqua da te”. Cioè io passerò dalla morte alla
vita, dalla luce alle tenebre proprio nel tuo cuore…
La tua vita diventa
la tavola imbandita, il luogo dell’offerta e l’altare.
Gesù a
questo momento ci arriva con l’intensità dell’amore e della preghiera al Padre.
Forse ci
pensiamo poco alla preghiera con cui Gesù ci porta davanti al Padre. Ciò è
estremamente incoraggiante, perché significa che non siamo destinati alla dispersione,
alla globalizzazione, all’indifferenza, ma siamo chiamati per nome e portati
davanti al Padre.
Quando ci
mettiamo in adorazione davanti al Signore entriamo nella preghiera di Gesù e
facciamola nostra, allora capiremo quanto Lui intercede per noi per strapparci
dal male, dalla nostra dispersione.
Ciò avviene
tutti i giorni attraverso l’Eucaristia: “Farò la Pasqua da te”. Succede anche
quando io non sono a posto, allora Lui più che mai li è presente.
Quando si
mette a tavola e dice: “Uno di voi mi tradirà”. Gli apostoli sono rattristati profondamente
e si dicono ciascuno: “Sono forse io?”
Nessuno si
sente a posto intorno a quel tavolo. Andiamo all’Eucaristia portando e
consegnando noi stessi con quello che siamo e facciamo.
Accostarsi
al Pane è l’unico modo per guarire e andare incontro al medico e alla medicina.
Attorno a
quella mensa che io possa diventare sempre di più come Pietro, come Giovanni e un po’
meno come Giuda. Ma è l’Eucaristia che trasforma, che mi dà, non perché sono
giusto, la capacità di ascolto e di accoglienza.
Concedimi
Signore un cuore contrito non per stracciarmi le vesti, ma per piangere di commozione
al pensiero che tu mi aspetti, preghi per me e ti doni a me.
“Per grazia
di Dio sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana” (1Cor
15,10).
Amen.
(Trascrizione non rivista dall'autrice)
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